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WRW-Hello daddy!
00:47:46, da Mme Chauchat
, 567 parole
Cari lettori,
che ne pensate della possibilità di avere figli per una coppia gay? Siete favorevoli? La considerate una cosa normale? O considerate l'ipotesi che un bambino che cresce con due papà possa avere delle difficoltà in più?
Da parte mia non ho ancora un'idea chiara e precisa ed è per questo che ho deciso di leggere questo libro: la storia di Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale, che, insieme al suo compagno, decide di avere un figlio per mezzo della Gpa, "gestazione per altri", meglio nota con la definizione di maternità surrogata. In questo caso è stato usato lo sperma di uno dei due, l'ovulo di una donatrice e l'utero di una terza persona. I due hanno seguito la gravidanza a distanza (la gestante era americana) e al compiersi del tempo si sono sitrovati padri di due gemelle e membri di una famiglia molto allargata, perché se si considerano gli altri figli della madre surrogata, altri figli nati da altri ovuli della donatrice e così via, la loro famiglia, come afferma l'autore con orgoglio, attraversa i continenti e il mondo.
Le bimbe crescono con due papà che si adorano e le adorano e il libro racconta soprattutto l'esperienza della paternità e la vita di loro quattro e delle loro famiglie d'origine e dei loro amici. Una storia come tante altre, fatte di levatacce, notti insonni e cambio radicale di vita. Solo che di storie così se ne sentono tante, non sono loro i primi ad avere figli. E non sono neanche i primi ad avere difficoltà a diventare genitori, a doversi scontrare con la burocrazia, indipendentemente dai propri gusti sessuali. La differenza nel loro caso direi che è soprattutto la disponibilità economica che, per loro stessa ammissione, ha facilitato decisamente la cosa.
Probabilmente la normalità, quasi la banalità della storia (l'accento viene posto più sul fatto che siano due gemelle piuttosto che sul fatto che abbiano due papà ) ha lo scopo preciso di mostrare che non ci sia niente di strano, ma io, che un'idea precisa, ripeto, non ce l'ho, avrei voluto qualche motivazione in più. Avrei voluto che il protagonista ci raccontasse della sua risposta alla figlia che rivolgendosi alla bambola le dice "vieni da papà". Avrei voluto che mi spiegasse anche un po' meglio la ragione per cui desidera così tanto un figlio e perché la considera una buona idea, ma tutto quello che risponde a un quesito del genere è "molte coppie etero fanno figli per i motivi sbagliati". E però a me questo non basta perché non credo che fare i figli per le ragioni sbagliate sia una di quelle cose che puoi fare "perché lo fanno tutti".
L'altro motivo di delusione è legato allo stile e al linguaggio: Rossi Marcelli ha due rubriche su Internazionale molto carine, in cui da prova di arguzia, ironia, intelligenza e una scrittura accattivante. Nel libro, però, non c'è quasi nulla di queste qualità: forse parlare di se stesso ha complicato un po' le cose, o forse ha risentito delle 188 pagine al confronto delle poche righe di una rubrica.
Insomma alla fine del libro io non ho ancora un'idea definita sull'argomento e lui ha tre figli e un libro pubblicato da Mondadori. Decisamente qualcosa non va.
Buona lettura.
Claudio Rossi Marcelli
Hello daddy!
Storie di due uomini, due culle e una famiglia felice

Listino€ 17,50
Editore Mondadori
Collana Strade blu
Data uscita 06/09/2011
Pagine 204, brossura
Lingua Italiano
EAN9788804612971
15 commenti
Il libro lo spiega eccome, forse hai saltato la pagina. Claudio ha spiegato alle bambine che il genitore femmina si chiama mamma e il genitore maschio si chiama papà. Che poi è la lingua italiana, una cosa che tutti i genitori italiani (sia etero sia gay) insegnano ai propri figli.
Detto questo - fatta salva la tua curiosità :) - non vedo perché si debba chiedere a lui una spiegazione particolare del perché vuole figli. La voglia di paternità o maternità prescinde dai "gusti sessuali", quindi non credo ci sia nulla di nuovo e di più da spiegare...
Mr. Montag: chiederei all'autore un approfondimento delle ragioni che lo spingono a desiderare un figlio perché lui ha scritto un libro sull'esperienza di averne uno. Se lo avessi scritto anche tu, lo avrei chiesto anche a te. :-)
Per essere un buon genitore non devi chiederti "quali difficoltà ulteriori avrà mio figlio?" perché è una domanda a cui nessun genitore può rispondere preventivamente.
I figli, nella vita, incontrano molte difficoltà inaspettate, a cui sapranno rispondere bene se avranno vicino adulti autentici e appassionati, adulti che sanno guardare dentro di sé con onestà e fuori di sé con stupore. Genitori che siano presenti senza essere ingombranti, vicini senza essere soffocanti.
Ma, come vedi, appena parliamo di cosa significhi essere genitori, quello che si dice vale per tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale. Il libro di cui stiamo parlando secondo me vuole proprio dirci questo, ma evidentemente è un discorso che tu non vuoi sentire.
A me personalmente è piaciuto il libro proprio perché parlava di altro, di una realtà tanto concreta quanto poco scontata (non è che se ne conoscano tante di famiglie così e non è che tutti ne abbiamo ben chiare le dinamiche). Il libro andava oltre le domande come le tue a cui nessuno ha una risposta certa, mostrando un'esperienza di vita vissuta che forse è la risposta più concreta a tanti dubbi di carattere etico.
@me stesso: non ho letto il libro quindi non posso esprimere alcun giudizio a riguardo.
@Mr Montag: 'le ragioni che spingono a desiderare un figlio mi sembrano le più ovvie' ... mumble mumble, non ci arrivo ...
@Marco: 'Per essere un buon genitore non devi chiederti "quali difficoltà ulteriori avrà mio figlio?" '... mumble mumble, forse quello che non mi fa vedere l'ovvietà sono questo tipo di pensieri, o forse è soltanto egoismo ...
@Francesco: non fila proprio ciò che dici, sia da un punto di vista grammaticale che logico, ahimé. Se Mme Chauchat vuole capire le difficoltà ulteriroi che potrebbe incontrare il figlio di una coppia gay, che domanda dovrebbe rivolgere a sé stessa essendo lei eterosessuale? E soprattutto: è una o tante difficoltà?
@Colin: a mio avviso sei scivolato sul 'D'accordissimo con Francesco!', per il resto trovo molto sensato ciò che dici. Certo, personalmente, preferisco letture più evasive, ma sono gusti.
Grazie per la partecipazione a tutti, il confronto è cosa sempre gradita.
Tornate a trovarci.
;)
Forse non sei un'attenta lettrice di Claudio per non esserti accorta che tanti capitoli del libro sono una rielaborazione di pezzi scritti per la sua vecchia rubrica Pop Blog.
Quindi di quali differenze di linguaggio parli? Io l'ho trovato molto divertente, poetico, istruttivo. Senza contare che la voglia di avere figli ce l'ha come ce l'hanno tanti altri essere umani, e che alle domande delle figlie lui e Manlio rispondono come farebbero (o forse più intelligenza di) tanti altri genitori etero.
Se poi volevi avere un'idea più scientifica su come vivano i figli di coppie omosessuali, ci sono tanti studi, statistiche, indagini di psicologi americani sul tema. Basta googlare.
Saluti!
Credo invece che Francesco abbia ragione: i dubbi che gli eterosessuali (ma non sono esclusi gli omosessuali) hanno riguardo la genitorialità gay non hanno nulla a che vedere con l'essere padri, madri o con l'avere i figli, ma riguardano solo l'omosessualità. Quindi la domanda che la nostra blogger (ma credo anche tu) deve farsi è: considero l'omosessualità una variante della sessualità così come la pelle chiara o i capelli ricci sono varianti somatiche?
Se la risposta è sì, davvero non capisco i vostri dubbi. Non riesco a immaginare qualcuno che decida di non avere un figlio perché si è chiesto/a quali difficoltà ulteriori il bimbo possa avere nascendo da una coppia con i capelli lisci, o con la pelle scura.
Il razzismo e l'omofobia non possono, non devono far desistere un genitore dall'essere genitore. All'opposto, lo rendono ancora più necessario.
I gusti sessuali sono assolutamente cosa personale e indiscutibile tra due persone consenzienti.
Forse, erroneamente, l'attenzione si è spostata verso una possibile discriminazione che, a mio avviso, per qualcuno è sempre un po' in agguato, ma poi, di fatto, magari non è che debba esserci a tutti i costi.
Rispetto a quello che dici 'Non riesco a immaginare qualcuno che decida di non avere un figlio perché si è chiesto/a quali difficoltà ulteriori il bimbo possa avere nascendo' e mi fermo qui a citare, perché potrebbe anche essere un discorso più generale e non sempre una questione di discriminazione, a me il pensiero sembra più che lecito.
Anche questa a me pare libertà: se tu non vedi motivo per considerare una tale ipotesi non è detto che io debba pensarla per forza come te.
Poi, ribadisco, ho poca voce in capitolo perché non ho letto il libro e aggiungo che non posso dirvi neanche che lo leggerò per rimediare perché proprio non mi interessa, a prescindere che sia la storia di una coppia etero od omo; trovo semplicemente noioso a priori l'argomento.
Chissà, sarà per questo che non ho figli?
P.S.@Fabio: ...e qui sei proprio fuori strada...









