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Morti rock: miti e sfighe. E una leggenda.
19:03:24, da Mr Montag
, 688 parole
Togliamoci il dente subito. Delitti Rock di Ezio Guaitamacchi è un libro, nella migliore delle ipotesi, vagamente superfluo. Per persone normali, intendo: inutile dire che io l’ho trovato comunque interessante, a tratti persino coinvolgente, ma è un problema mio. Il problema di Guaitamacchi, invece, è che non sa scrivere, nel senso che non è uno scrittore, non nel senso che è analfabeta. Io, magari sbagliando, da un libro con una bella copertina rossa, la sagoma nera di un bassista, i nastri gialli con la scritta crime scene do not cross e un sottotitolo che dice Da Robert Johnson a Michael Jackson: 200 indagini sulla scena del crimine, ecco io che sono un ingenuo da un libro così mi aspetto qualche storia ai più ignota e soprattutto qualche indagine sulla scena del crimine.
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Invece ecco le solite quattro -cinque pagine cadauno per Jimi Hendrix che muore affogato nel suo vomito, Jim Morrison che è ancora vivo e Cobain che magari l’ha ucciso la moglie. Per gli altri, tendenzialmente poche righe e di scarso interesse, perché anche quando le storie hanno spunti interessanti, il buon Ezio si guarda bene dall’approfondire e butta lì qualche frase tanto per arrivare a 200, pretenziosa cifra tonda. Di scene del crimine poi, pochine davvero. Insomma, troppo poco per fanatici di rock e non abbastanza attraente per amatori della domenica.Comunque, oltre a Robert Johnson che vende l’anima al diavolo per diventare un chitarrista con le palle, John Lennon che muore per mano di un fanatico di Salinger e Brian Jones che annega in piscina (forse per caso, forse no), qualcosa c’è. E se è comunque vero che chi muore di rock, di solito muore di qualche droga o alcool, direttamente o indirettamente, è anche vero che altrettanto diffuse cause di morte sono sfiga e semplice rincoglionimento. Prendete Johnny Ace. Nel 1954, si rilassa nel backstage dei suoi spettacoli rhythm n’ blues con una pistola che sostiene essere scarica, ne è talmente sicuro che spara puntandosela alla testa. Bum, morto: idiota, ovviamente era carica. Paul Simon lo celebrerà pure in un suo pezzo, pensa un po’. Oppure Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys, che dopo aver assunto dosi epiche di vodka a stomaco pressoché vuoto sulla barca di alcuni amici, decide di farsi un bagno nell’Oceano Pacifico, acque con temperatura non propriamente termale. Al terzo tuffo, non riemerge più. Ci piace ricordarlo così, splendido il suo Pacific Ocean Blue.
Poi ci sono gli sfigati. I Lynyrd Skynyrd, maestri del Southern Rock, il 20 ottobre 1977 sono in volo verso la successiva tappa del tour che promuove Street Survivors, l’album uscito tre giorni prima, la cui copertina li ritrae avvolti dalle fiamme: all’interno, un modulo per richiedere il kit di sopravvivenza della band. Anche chi non conosce la band di Jacksonville (shame on you), avrà già capito che quell’aereo non arriva a destinazione, si schianta uccidendo tra gli altri il leader Ronnie Van Zandt e il chitarrista Steve Gaines. La splendida Nico, invece, quella di The Velvet Underground and Nico, quella di Femme Fatale, muore cadendo dalla bicicletta. Ok, forse l’ha spinta giù uno spacciatore per ammazzarla, forse ha avuto un malore dopo anni di eccessi, non si sa bene come sia andata. Resta alla storia che la bionda e mitica Nico muore cadendo dalla bicicletta: si meritava di meglio. E Jeff Porcaro? Il batterista dei Toto muore intossicato da un pesticida mentre fa giardinaggio. D’accordo, non stiamo parlando di Keith Richards, ma per un uomo di rock è assolutamente poco dignitoso morire così.
Una menzione speciale per Cass Elliott, ex strepitosa cantante dei Mamas and Papas (si faceva chiamare Mama Cass allora), con evidenti problemi di obesità. Lasciata la band simbolo dell’estate dell’amore, intraprende una breve carriera solista: muore nel 74 a Londra per un attacco cardiaco. Il primo medico che esamina il corpo dichiara in maniera piuttosto avventata che quando è morta Cass stava mangiando un panino distesa sul divano. Nonostante l’autopsia neghi decisamente questa ipotesi, tuttora circola l’irriverente leggenda che l’obesa Mama Cass sia morta soffocata mangiando un panino al prosciutto. Era il 29 luglio 1974 e Cass cantava Don’t call me Mama anymore: era pronta a chiudere col passato.
11 commenti
Love will tear us apart, or not.
Il protagonista è un poliziotto specializzato nello studio della personalità umana. In particolare la sua ossessione si sfoga nei confronti degli individui vincitori dei Darwin Award (cioé dei premi dati per le morti più assurde), il film di fatto inizia con un venditore che cercando di propinare un ufficio agli ultimi piani di un grattacielo, mostra al potenziale acquirente la prova di infrangibilità dei vetri gettandosi con tutto il suo peso contro i medesimi... naturalmente le finestre erano state montate malamente, o al contrario ora non ricordo, gli effetti si possono immaginare.....
Dopo aver visto il film non ho subito capito che i 'Darwin Awards' esistono veramente, non era una finzione filmica, hanno anche un sito: www.darwinawards.com.
Vale la pena visitarlo....
:D
Flora, Ian Curtis lo rispetto e stimo troppo per deriderlo...e poi ascoltava The Idiot di Iggy Pop quando si è ucciso
Mme Chauchat, dev'essere una brutta febbre ;-)
A parte il fatto che adesso mi è venuta voglia di leggere il libro (mi spiace caro) devo dire che la materia mi ha sempre affascinato.
Ma non nel senso di ammirazione.
Mi perdonerai Mr Montag, ma ho sempre considerato chi moriva di abusi(rock) un vero coglione (rock).
Cioè, hai talento, va bene. Sei forte, ok.Sei il dio del rock. Ci siamo.Sei pompato da sostanze che non centrano niente col corpo umano... vuol dire che sei tu+qualcos'altro. E' come giocare a calcio col doping. Grazie al cavolo che poi sei più forte.
Se sei bravo a suonare la chitarra ma poi muori soffocato nel vomito rimane il risultato che sei morto.E la chitarra non si suona da sola.
Giochi a pallone da dio e poi pippi ettometri di coca... hai fatto la storia, certo, ma ti cacciano a pedate nel culo dal campo.
Il talento è nullo senza il controllo (Pirelli docet).
Ci tengo a precisare che non sono un salutista tutta etica.
Il discorso non vale per gli sfigati naturalmente...(cacchio, non prenderò più un aereo in vita mia!)
sulla questione io sono d'altro avviso...valuto caso per caso, almeno...l'artista è spesso tormentato e ci sta anche l'uso di sostanze...e anche quando si tratta di sperimentazione non lo considero doping, è comunque espressione artistica...se muori, sei un coglione...
Rimane il fatto che non mi muoverei dall'ambito musica/arte/rock verso il tessuto sociale.
Sono due realtà estremamente diverse tra loro, nella loro complessità.
La questione per me rimane aperta e semplice: "per fare grande rock è lecito usare sostanze?"
Oppure "è possibile che talvolta si arrivi a fare grande rock proprio per l'uso di sostanze?"
Insomma, per comportamento insalubre io intendo lo sfacelo del corpo che porta all'inebetimento e alla morte.
Esistono i Richards e gli Osbourne (oddio... in che condizioni), vero, ma esistono (anzi, non più) anche gli Hendrix.
Il fatto di trovare ispirazione facendo uso di sostanze non mi fa amare meno un dio del rock, anzi, solo so che è il suo talento pompato. Pompato a mille, in certi casi. Fino a far esplodere la pompa, in certi altri.
Mi chiedo: perchè se uno bravo, strafatto, si spara in bocca è un eroe immortale mentre un altro bravo indipendente (ma senza extra pompa) si sbatte per uscire dal garage sarà per sempre un "bravo indipendente"? Non tutti sono così, è solo un esempio.
Non voglio paragonare Vicious o Joplin a Morgan, chiaro, ma qualcosa non mi quadra.
Io adoro Freddie "colabrodo" Mercury, che era pure bravino vocalmente, ma francamente mi fa imbestialire che ora stia ammuffendo.
Freddie era più ricco, bravo, fico e famoso di me.
Ma io sto qui e lui no.
E' vero, non sono uno scrittore nè pretendo di esserlo: sono un giornalista musicale che ha scritto una quindicina di saggi, diretto due case editrici, fondato e diretto due riviste specializzate, ideato e condotto diversi programmi radio/tv.
Purtroppo la copertina (e neppure il sottotitolo) li ho scelti io e sono d'accordo sul fatto che non riflettano il contenuto del libro.
Mi auguro ti possano piacere maggiormente lo spettacolo teatrale che ne ho tratto e il programma tv che andrà (hopefully) in onda su RAIDUE nella primavera del 2011.
Ezio Guaitamacchi
Grazie d'essere passato di qua, alla prossima.









