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[Radio Montag] Le dieci migliori canzoni dei Beatles.
09:51:30, da Mr Montag
, 808 parole
Una classifica delle dieci migliori canzoni dei Beatles non si può fare, d'accordo. Forse non si può fare di nessuno, in effetti, perché con l'arte non è che si può dare un punteggio, alzare la paletta e fare classifiche. Parlare di canzoni non è come parlare di calcio o di culi. Ma Rolling Stone, che le classifiche le ama tanto, l'ha fatto, ha stilato la sua bella classifica e un beatlesiano non può far finta di niente (o forse sì, in effetti). Ovviamente è discutibile, ognuno di noi potrebbe rifarla, metterne altre dieci e, in un certo senso, avrebbe comunque ragione. Ognuno ha i suoi pezzi preferiti e una buona parte dei circa duecento incisi dai Beatles non sfigurerebbero in una ipotetica top 10. Follow up:
Detto questo, ho letto il pezzo di Marinella Venegoni sulla Stampa e, ecco, come dire, prima di scrivere di musica e, in questo caso, di Beatles non sarebbe male conoscere l'argomento. Perché scrivere che A day in the life "onestamente avrà pure una melodia accattivante, ma è lungi dal poter esser considerata «Il» capolavoro" significa non avere idea di cosa si sta parlando. I gusti sono ovviamente sovrani, ma qui non si parla di gusti. A day in the life, a tutti gli effetti, sempre salvaguardando l'indiscutibile gusto personale (ma qui non si parla di mi piace/non mi piace), per una serie di ottime ragioni è "Il" capolavoro dei Beatles. E' uno dei pochi brani (sicuramente l'ultimo) che si possa davvero considerare opera a quattro mani di Lennon e McCartney, nasce infatti come collage di due diverse canzoni, scritte dai due. E' il momento culminante del loro album più importante (non il migliore, il più importante) ed è forse il pezzo più ricco di invenzioni, sicuramente fra i più complessi che i Beatles abbiano inciso. Non ha una melodia accattivante, dubito che qualcuno l'abbia mai canticchiata sotto la doccia, e il tratto distintivo è un crescendo (anzi due, uno a metà, l'altro nel finale) ossessivo e inquietante suonato da un'orchestra di oltre 40 elementi che, immagino, la Venegoni non ha mai ascoltato fino alla fine, forse per passare alla più rassicurante Michelle. Ed è un peccato, perché l'accordo finale, quel mi maggiore suonato contemportaneamente da Lennon, McCartney, Ringo Starr e Mal Evans (l'assistente del gruppo) su tre pianoforti a coda e da George Martin su un harmonium, fa venire i brividi e lascia senza parole. Sì, parliamo di un capolavoro.
Comunque, la classifica è discutibile dicevo. Hey Jude e Let it be, insomma, capisco Yesterday (che poi chi la sente la Venegoni?), ma queste no. Per stare su pezzi di Paul, non erano forse meglio Penny Lane, She's leaving home o The Fool on the hill? E al posto di Come Together non era forse più corretto inserire I am the walrus, un pezzo che ancora a fatica si riesce a immaginare scritto e inciso nel 1967? Forse si tratta di gusti.
Allora, la mia top 10, in questo preciso istante, ore 10 del giorno 30 di agosto, anno 2010, è questa qui sotto. (prometto di non intervenire con aggiornamente correttivi ogni dieci minuti).
1. I am the walrus, scritta da Lennon nel 67. La citazione di Carroll si perde in una miriade di riferimenti letterari e giochi di parole e frizzi e lazzi. Inquietante, dirompente, sconvolgente. Quando l'ho ascoltata per la prima volta, i Beatles per me erano She loves you, Help! e Michelle.
2. A day in the life, direi che ho già detto abbastanza.
3. While my guitar gently weeps, di Harrison. Clapton alla chitarra, la voce di George piena di pathos. Un gioiello nel White Album del 68.
4. In my life, di Lennon. Ricordi e nostalgie di Liverpool. Come essere struggenti senza diventar patetici. Era il 1965 e i Beatles cominciavano a fare sul serio.
5. Strawberry fields forever, Lennon, 1967. Ancora ricordi di Liverpool, stavolta decisamente più acidi. Studiando i passaggi dal demo acustico iniziale al prodotto finito ci si fa un'idea di cos'erano i Beatles.
6. For no one, McCartney, 1966. Il McCartney minore è quello che preferisco. Uno dei più grandi autori di melodie, quando non ruffianeggia è capace di condensare un capolavoro in poco più di due minuti.
7. Rain, ancora Lennon, ancora 1966. Strepitosa sezione ritmica, meravigliose linee vocali. E Lennon che insegna il mestiere agli Oasis.
8. Happiness is a warm gun. E' il 1968, stiamo sul White Album e Lennon scrive questa sorta di collage, graffiante, corrosivo. Capolavoro, che ve lo dico a fa'?
9. Penny Lane. Sullo stesso singolo di Strawberry Fields Forever, ancora ricordi di Liverpool: le due facce dei Beatles. Lisergico John, raffinato e classico Paul. Si porteranno appresso l'etichetta praticamente per sempre.
10. I've just seen a face, ancora Paul. E' il 1965. Per questo pezzo ho una passione. Non me ne voglia Blackbird, ma all'ultimo questo gioiellino acustico minore l'ha scalzata.
Ovviamente sono in ordine sparso, non potrei farcela a stilare una vera classifica (magari quelle di Macca un gradino sotto, questo sì).
7 commenti
Non voglio dire che "i critici musicali sono persone che non sanno scrivere che intervistano persone che non sanno parlare per un pubblico che non sa leggere" (Frank Zappa), ci mancherebbe. Ma ho una sorta di astiuccio represso nei confronti della categoria dei critici, siano essi musicali, sportivi, cinematografici o televisivi.
Rimanendo nel campo del "de gustibus" non mi è mai piaciuto il loro tono da verità assoluta che traspare dai loro pezzi, da Rolling Stones a La Stampa (in questo caso parlo dei critici musicali).
Non c'è dubbio della loro competenza nel settore, del loro compito, ruolo e mestiere, ma in taluni affiora una spocchia che mi impedisce di leggere più di due righe dei loro articoli.
E poi, mi piacerebbe tanto che qualcuno mi smontasse l'insana idea che i critici sono una setta giornalistica, un empireo di saggi al di la del bene e del male.
Mi piacerebbe credere che Luzzatto Fegiz è solo uno che scrive di musica.
Ovviamente nulla di personale contro la Venegoni, ma avrei sopportato di più un "A day in the life fa cagare"...magari argomentato ecco...(avrei voluto vedere come...)
(ovviamente ogni riferimento è casuale, io penso che la Venegoni sia stata semplicemente superficiale...spero)
che bella che è. Su "A day in the life" ovviamente sono con te. Cavolo, sei rabbi', mica pizza e fichi. :-)









