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Il lamento del prepuzio
17:15:18, da Mr Montag
, 647 parole
Non so se ci avete fatto caso, ma le librerie sono piene di libri di scrittori ebrei o sull'ebraismo o su episodi di storia ebraica o tutte e tre le cose insieme. So già che qualcuno si aspetta ora e teme una folle digressione antisemita sul potere della lobby ebraica e simili amenità. Sciocchezze. Il punto è che le storie nascono più facilmente dove la Storia è stata matrigna, credo. Insomma, quello che hanno passato i figli di Israele sarà materiale per intere biblioteche da qui all'eternità.
Poi c'è un'altra cosa. C'è una categoria di lettori, gente come me, che cerca ostinatamente il nuovo Groucho Marx, il nuovo Woody Allen o (i più fighetti) il nuovo Philip Roth. E questa categoria di lettori, gli editori la coccolano, la blandiscono e la circuiscono. Perché noi abbocchiamo.
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Ci basta che un passante accenni avventatamente a una vaga somiglianza di un esordiente con uno di questi nostri idoli pagani e subito ci fiondiamo in libreria esigendone il libro. Siamo fatti così. Figuriamoci poi se proprio in copertina appare uno strillo che, anche alla rinfusa, mette insieme le parole "tradizione", "Groucho Marx", "ironia". Siamo fregati. Non abbiamo scampo.
E' così che Il lamento del prepuzio è finito in una busta Fel...ehm, di una nota catena di librerie prima, nella mia borsa dopo e infine a casa mia. Certo, il titolo di per sè sarebbe stato comunque irresistibile ma, voglio dire, il da me ascoltatissimo e oltremodo riverito (!) Los Angeles Times si sbilanciava in un paragone di fronte al quale non potevo assolutamente rimanere insensibile: Shalom Auslander si poneva dunque sulla scia di Groucho Marx (e quindi indirettamente anche di Woody Allen)? Roba da sdilinquirmi ancor prima d'aver letto la quarta di copertina, figuriamoci l'incipit, figuriamoci qualche pagina.
"Non so se Dio esiste, ma se esiste spero abbia una buona scusa". O ancora "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti". Sono citazioni di Woody Allen, ma potrebbero essere di Shalom Auslander. Il lamento del prepuzio è l'esilarante duello tra Auslander e Dio. Non certo il Dio misericordioso a cui, in qualche modo, sono stati educati i cattolici, ma un Dio cinico e vendicativo, cattivo e della propria cattiveria quasi fiero. In procinto di diventare padre, Auslander ripercorre la sua vita. L'infanzia a Monsey, quartiere ebraico ortodosso di New York, il rapporto perverso della madre con la morte, le incomprensioni e gli scontri con un padre burbero (come il Padre dei Cieli?), violento e disadattato. E poi la scuola talmudica (impossibile non ridacchiare scompostamente quando racconta della gara di benedizioni), l'adolescenza passata a sfidare Dio e i precetti religiosi che la famiglia e i rabbini gli hanno inculcato ("sono stato educato come un manzo"), salvo poi pentirsi e maldestramente cercare di porre rimedio alle trasgressioni, per paura della vendetta divina. E infine il distacco dai genitori, fino alla nascita del bambino, un maschio, la circoncisione e il ritorno devastante della famiglia, della religione, delle radici. Si ride e si sorride tanto, fino alla fine, spassosissime le pagine sull'infanzia e l'adolescenza. Poi, a un certo punto, magari comincia a insinuarsi il dubbio che, in fondo, siamo tutti un po' Shalom Auslander. Che per quanta fede possiamo avere, a un certo punto quel Dio in cui più o meno crediamo, quel Dio che ci hanno raccontato essere lassù, ogni tanto sembra averci preso di mira, altre volte sembra concederci grandi gioie per il gusto di lasciarci impreparati e deboli di fronte alla disgrazia che sta meditando per noi. E ti prende una specie di magone, una piccola ansia, perché in fondo quel Dio mica lo conosciamo, mica lo sappiamo che ha in mente, magari ha ragione Auslander. Ma dura solo fino alla risata successiva e ti racconti che Dio avrà altro a cui pensare, che Dio ha progetti grandi e inconoscibili, che magari Dio non esiste, fortunatamente. A seconda del grado di fede, naturalmente.
6 commenti
Io in ogni caso sono un fortissimo sostenitore di quelli che hanno perso il prepuzio
"Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. Das Unheimliche è un aggettivo sostantivato della lingua tedesca, utilizzato da Sigmund Freud come termine concettuale per esprimere in ambito estetico una particolare attitudine del sentimento più generico della paura, che si sviluppa quando una cosa (o una persona, una impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando generica angoscia unita ad una spiacevole sensazione di confusione ed estraneità."
(Sigmund Freud, Il perturbante, 1919.)
Il perturbante, nell' "Uomo della Sabbia", è caratterizzato da Coppelius, che è l'incubo infantile del protagonista, Nathanael che vede questo individuo, l'"uomo della Sabbia", un essere spaventoso che strappa gli occhi ai bambini che non vogliono dormire.
E' bellissimo come nel termine tedesco ciò che turba è allo stesso tempo qualcosa che ci appartiene nel profondo, viene da noi. In italiano è stata proposta un'orrida traduzione di Perturbante: spaesamento, che senza giri di parole, fa cagare. Scusate la divagazione lunga sulla lingua tedesca e i suoi misteri...ma mi ci avete spinto voi!









